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La misura dell’amore

Postato il 11 February 2019 da Elide Messineo
Lo diceva Elsa Morante, che l’unica frase d’amore è “hai mangiato?” e Virginia Woolf lo sapeva pure, che se non mangi bene non puoi fare niente bene.

L’amore si misura in quantità di cibo che si danno e che si ricevono, molto dipende anche dal tempismo con cui ti viene regalato, servito. Se è San Valentino, ti regalo un bacio, uno di quelli di cioccolato. Se è il giorno in cui hai la febbre a 39, ti regalo un brodo caldo, fatto con amore, proprio da me. Se è Natale ti porto il pan di zenzero, so che ti piace tanto. Se è un giorno qualunque, io voglio preparare qualcosa per te. Di San Valentino dicono che è una festa commerciale, nata con la scusa di vendere più regali quando ormai è finita l’era dei panettoni e manca troppo alle uova e alle colombe di Pasqua.

Raccontano tutti questa storia di un santo martire, Valentino da Terni, che generosamente aiutò una ragazza poco abbiente a convolare a nozze. Ma sui santi si raccontano sempre un sacco di leggende, vai a capire se è successo davvero. I valentines, oggi, sono letterine che contengono romantiche dichiarazioni, biglietti sdolcinati che accompagnano regali (magari dei gioielli) e cioccolatini. Non scordarti mai dei cioccolatini di San Valentino, altrimenti sarebbe un 14 febbraio uguale a tutti gli altri giorni. Invece no, noi siamo speciali e avremo una giornata tutta per noi. Ti preparo il risotto alle fragole, apriamo la bottiglia di vino, brindiamo all’amore. Guai a brindare a stomaco vuoto anche se, ora che ti guardo, sento che è pieno di farfalle.

(È la primavera che sta arrivando?)

Così si si dice, quando uno è innamorato, ché in effetti l’amore ti toglie l’appetito: ho le farfalle nello stomaco, non c’è posto per il cibo. Almeno all’inizio perché poi, si sa, l’appetito vien mangiando e gli appuntamenti tra innamorati sono sushi, cenette a casa, viaggi eno-gastronomici, “mesiversari” e anniversari sono scanditi dal cibo, presenza costante che può perfino cambiare l’esito di un’esperienza. Per San Valentino, nei biglietti con i cuoricini, si augurano solo ristoranti buoni e cioccolato di buona qualità, per non tornarsene a casa delusi. Quando si parla di amore, c’è chi riduce tutto alla chimica e chi non vuole rinunciare alla poesia. Per San Valentino ti scrivo un sonetto, in questo periodo Shakespeare va per la maggiore. Poi ti porto a cena, come fanno nei film. Seduti al tavolo si possono fare dichiarazioni importanti, smorzate da dialoghi timidamente casuali.

Quanto è più facile dire “ti amo” di fronte a una pizza calda e fumante. Che poi tu lo stia dicendo alla pizza, quella è un’altra storia.


Foto di Federica Di Giovanni

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